Angelique Kidjo… il vento caldo dell’Africa

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Quasi vent’anni di carriera (Parakou, il primo album ufficiale, è del 1990), quattro nomination ai Grammy Awards, un prestigioso ruolo di ambasciatrice UNICEF: Angelique Kidjo ha trascorso molti anni a portare in giro per il mondo la testimonianza della propria cultura di origine e ora, dopo essere stata costretta a fuggire dal natio Benin a causa dei disordini politici che lo attraversavano e a rifugiarsi a Parigi, ha scelto di riportare al centro dell’attenzione le proprie radici. O meglio, di portare le proprie radici a New York, dove risiede da alcuni anni, e costruirvi intorno un disco.

Il nuovo album della cantante africana, Djin Djin, può infatti contare sull’apporto di due percussionisti del Benin, Crespin Kpitiki e Benoit Avihoue, entrambi membri della Gangbé Brass Band, che hanno fornito la colonna vertebrale all’intero progetto: “Senza i ritmi e la musica del mio paese non sarei quella che sono, per me l’ispirazione non può che nascere da lì, e quando l’ispirazione mi porta a fare qualcosa, non mi chiedo mai da dove provenga, se sia giusta o sbagliata. Il mio paese non è mai stato lontano da me, è sempre stato una parte fondamentale della mia arte, questa volta però mi sono detta, perché non ricorrere ai tamburi africani, al ritmo originario, quello che è alla base di tutte le musiche che ascoltiamo oggi? Ho portato questi percussionisti a New York, per vedere come gli altri musicisti coinvolti nelle session avrebbero reagito ad uno stimolo del genere. Il risultato è stato stupefacente, l’intesa era perfetta”.
Accanto ad un solido nucleo di sessionmen (tra gli altri Amp Fiddler alle tastiere, il bassista senegalese Habib Faye, già accanto a Youssou N’Dour, il chitarrista Lionel Loueke, dalla band di Herbie Hancock) troviamo una impressionante lista di ospiti: Joss Stone, Alicia Keys, Carlos Santana, Brandford Marsalis, Ziggy Marley, Amadou e Mariam, Peter Gabriel, e anche la nostra Carmen Consoli. Dell’ex Genesis nonché fondatore della Real World, co-protagonista di Salala, ci dice: “Peter è un musicista occidentale che ha un rispetto estremo per l’Africa, ci è stato molte volte, ha ideato il Womad. Coinvolgerlo è stato una sorta di omaggio alla sua storia, tuttavia il suo apporto è stato fondamentale in fase di arrangiamento”. E Carmen Consoli, ospite in Emma? “Ha una gran voce: non è solo una grande artista, ma è una donna di sentimento, e nel mondo musicale di oggi è difficile trovare gente così idealista e determinata”.

Completa il cast un produttore apparentemente lontano dal mondo musicale della Kidjo, Tony Visconti: “Nel corso di un anno e mezzo ho incontrato molti produttori, ma alla fine ho scelto lui. A Tony piacevano i miei demo, e a me, oltre alla sua classica produzione con Bowie, piaceva molto il lavoro svolto a fine anni ’70 con gli Osibisa. Inoltre conosceva bene i musicisti coinvolti, mi ha promesso che avrebbe funzionato e così è stato” (www.kwmusica.kataweb.it).

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