Arcade Fire… superstar!

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Per diventare la band più famosa del pianeta basta poco. Una manciata di tracce illegali che anticipino un nuovo album e poi il passaparola assordante del web, sostenuto da più di una buona parola da parte di colleghi illustri. In America ieri è dunque uscito l’album più importante della scena indie della prima metà del 2007: Neon Bible degli Arcade Fire. Per la band canadese, composta da sette musicisti e fondata da Win Butler e Régine Chassagne, poco più che ventenni marito e moglie, è stato quasi impossibile non farsi notare: fin da gennaio scorso, quando l’attenzione era rivolta interamente ai The Shins e ad un’altra ottima band canadese, gli of Montreal, il brusìo riguardo al loro nuovo lavoro, successore di Funeral del 2004 eletto da più parti come miglior album dell’anno, con gli altri cantanti che non fanno che elogiarli.

Ascolta Wake Up

Chris Martin dei Coldplay li ha definiti, durante un concerto in Ontario “Il più grande gruppo della storia”. David Bowie ha distribuito ai suoi amici copie del loro primo album e ha cantato con la band un paio di volte in tv e dal vivo. Gli U2, per cui gli Arcade Fire hanno aperto tre show nel corso dell’ultimo Vertigo Tour, li hanno chiamati sul palco per eseguire la cover di Love Will Tear Us Apart dei Joy Division. David Byrne dei Talking Heads ha scritto tempo fa al gruppo una lettera da vero fan e si è unito a loro, dal vivo, per una sua canzone: This Must Be The Place.

Dal 2003 gli Arcade Fire coniugano rock e musica ancestrale. L’incontro tra Win Butler e Régine Chassagne, avvenuto nella caffetteria della McGill University, ha innescato la bomba ad orologeria. Butler ascoltava Radiohead, Pixies, The Smiths e The Cure e suonava piano e chitarra. La Chassagne invece, nata in Canada da genitori di Haiti, all’epoca cantava e studiava jazz, suonava il mandolino e sperimentava composizioni con la musica del quindicesimo secolo. La loro musica è sperimentale, imprevedibile e anticonvenzionale. E per riuscire a infilare tutti i loro strumenti in uno studio di registrazione gli Arcade Fire hanno comprato una chiesa del diciannovesimo secolo alla periferia di Montreal e hanno inciso Neon Bible. Evitando computer, Butler e soci registrano dal vivo per imprigionare la passione e l’eccitazione che hanno rendono i loro live eventi memorabili. E soprattutto la band non hai mai ceduto alla tentazione di firmare per una major e resta fedele all’etichetta indipendente che li ha lanciati, la Merge Records, evitando così “statistiche e marketing”: “Fin dall’inizio ci siamo promessi di non firmare mai per una Major” ha detto la Chassagne con la solennità di chi non ha nessuna intenzione di vendere l’anima al diavolo.
Per gli Arcade Fire il diavolo non è soltanto una major. Ma anche la politica, il materialismo, chi spinge alla guerra “santa”: “Inneggiando alla chiesa mentre la tua famiglia muore – canta Butler in Intervention – cantando ‘Hallelujah’ con la paura nel cuore”. Al contrario di Funeral, incentrato su storie più intime e introspettive, Neon Bible abbraccia temi attuali, universali. La guerra, la fede, la possibilità di un’apocalisse. Il fatto che un giovane gruppo ci sia riuscito senza apparire scontato e banale fa gridare al miracolo. E che Hallelujah sia, dunque (kataweb.it).

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