Il vaso di Pandora

OAKLAND (California) – “Voglio contribuire alla nascita della middle class dei musicisti”. Detta così la frase potrebbe apparire velleitaria. Ma se a pronunciarla è Tim Westergren, 41 anni, fisico da giocatore di basket, aria da “geek”, fondatore e capo della strategie di Pandora.com, una delle realtà più interessanti del cosidetto web 2.0, allora le cose possono cambiare. Tanto più che il soggetto in questione ha avuto l’idea di creare, quasi sette anni fa, quel mastodontico progetto che risponde al nome di Music Genome Project. Di che cosa si tratta? Di un enorme database, che adesso contiene circa mezzo milione di canzoni di ogni genere, in cui ogni brano entra solo dopo essere stato analizzato in ogni minimo dettaglio. Un passaggio che di fatto ne traccia una sorta di “spirale del Dna”. Progetto troppo contorto per placare la sua ossessione culturale e al tempo stesso per fare anche dei quattrini? Dopo le difficoltà degli inizi i fatti adesso lo confortano. Ai tempi furono in tre, lui e due suoi amici appassionati di musica, a far partire il progetto. Adesso la start-up si è trasformata in un’azienda da 100 dipendenti che nel 2005 ha fatturato circa 15 milioni di dollari. A fine 1999 si arrangiavano in un mini appartamento di San Francisco, adesso occupano un intero piano di un palazzo nel centro di Okland, a due passi dall’università di Berkleley e a meno di 20 minuti di treno dalla città del Golden Gate. E lui ci riceve nel suo studio per raccontarci come gli è venuta in mente questa impresa e che cosa spera di farne.

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Westergren ha trovato la risposta in Pandora, un servizio musicale web gratuito – a pagamento se lo si vuole libero dalla pubblicità – che ci consente di costruire una web radio tutta “nostra”. E, come si legge sul sito, “aiuta a scoprire la musica che amerai”. Funziona così: ci si iscrive, si inserisce il nome di un musicista o di una canzone che ci piace, e gli algoritmi pescano nel database del Music Genome Project per restituirci una playlist con canzoni simili, che possiamo accettare o rifiutare. Per ogni brano c’è anche il nome dell’autore, dell’album, la copertina, un minimo di storia e naturalmente si ha la possibilità di comprare direttamente su Amazon o iTunes. Mentre si ascolta questa radio si può aiutare il motore a centrare meglio le sue scelte semplicemente “votando” (con pollice in alto o in basso) le canzoni che ci piacciono di più e quelle che ci piacciono di meno. Ne vengono fuori una o più stazioni radio basate sui nostri gusti, che possiamo condividere con gli altri utenti della community. Un meccanismo perfettamente legale, visto che Pandora ha stretto un accordo con le major che le consente di riprodurre su internet contenuti multimediali coperti da copyright. Lo stesso sistema di servizi analoghi come last.fm, launchcast, Live365 e altri ancora.
Nel caso di Pandora tutto, naturalmente, si affida a quell’enorme libreria della canzoni che è il Music Genome Project. Che Westergren definisce “il più grande progetto di catalogazione musicale mai intrapreso”, il cuore nascosto di Pandora. Ci mostra i computer che servono per analizzare i brani, e spiega: “Qui abbiamo un team che lavora a gran ritmo. Per metà appassionati di musica e l’altra metà anche musicisti. Ascoltano la canzone, la analizzano e poi inserisconi i dati. Ci sono oltre 400 voci diverse con cui definiamo un brano. Per ogni traccia che dura tre-quattro minuti, servono 20-25 minuti di lavoro. E’ faticoso ma il risultato è affascinante, più o meno come riconoscere i colori primari della musica per poi dare un valore al suono, alla melodia, all’armonia, all’intensità degli strumenti, del ritmo, delle parole e via di questo passo”.

Peccato che al momento di questo servizio possano godere appieno – causa norme copyright – solo gli utenti americani (finora sono cinque milioni gli iscritti); agli altri tocca accontentarsi di playlist ridotte. Oppure, barare e iscriversi al sito utilizzando un codice di avviamento postale Usa. “E’ vero – dice Westergren – negli Stati Uniti la legislazione sul diritto d’autore è più snella, ma stiamo cercando di farci strada, con accordi, anche in Europa e quindi in Italia dove speriamo di sbarcare quanto prima”. (repubblica.it)

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Una Risposta to “Il vaso di Pandora”

  1. da ascoltare su pandora anche i podcast, ottimi per chi vuol
    addentrarsi più profondamente nel mondo della musica e capire cosa sta dietro a una traccia.
    degli esempi:

    The Basics of Vocal Harmony
    Electric Guitar Effect
    Recording Vocals

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